Piero Grasso durissimo: “L’autonomia delle istituzioni è a rischio”

Piero Grasso durissimo: “L’autonomia delle istituzioni è a rischio”

-Giuseppe Barcellona- Il Presidente del senato Grasso non fa più parte del Partito Democratico, dopo aver rassegnato le dimissioni si è iscritto al gruppo misto.

Il gesto è di notevole impatto anche se secondo alcuni tardivo, ma sono le dichiarazioni a margine che corrono il rischio di alimentare una campagna elettorale al vetriolo dove l’ex magistrato siciliano sarà sulla sponda opposta a quella di Renzi che aveva voluto una figura così autoritaria alla guida del senato della Repubblica.

Le parole di Grasso sono lapidarie “La verità, in questi giorni, mi è apparsa in tutta la sua evidenza, ormai io non condivido più la linea di questo Pd. Politicamente e umanamente la misura è colma. Io non mi riconosco più nel merito e nel metodo di questo Pd. Assisto a comportamenti che imbarazzano le istituzioni e ne minano la credibilità e l’indipendenza. Non mi riconosco nemmeno nelle sue prospettive future”.

Il Presidente del Senato parla dunque di una autonomia delle istituzioni a forte rischio, a che cosa si riferisce?

Per comprendere il significato di queste parole dobbiamo tracciare un excursus storico di questi cinque anni di governo PD; con Matteo Renzi alla guida un partito che era di sinistra e considerato tale dalle “masse” che ancora intravedevano in esso gli ultimi refusi del Partito Comunista, si è compiuta una trasformazione totale.

Innanzitutto sono cambiati i referenti sociali, non più la povera gente ma una vasta pletora di lobby bancarie, industriali, di potere e quant’altro, con tutto il corollario di banche fallite e gente sul lastrico, articoli di legge palesemente contro i lavoratori, esautorazione di vertici aziendali come nella televisione di stato in uno scenario che ricorda molto le tecniche operative di qualche regime sudamericano.

L’attacco alla Costituzione Italiana fallito con la sconfitta nel referendum ha preceduto l’attacco alla Banca d’Italia in un reciproco e sottinteso rimbalzo di responsabilità che avrebbe dovuto nelle intenzioni di Renzi formare una nuova verginità al suo partito principale responsabile delle crisi bancarie di questi ultimi cinque anni assieme ai vertici di quella Banca d’Italia che avrebbe dovuto controllare e non lo ha fatto.

Tutti colpevoli dunque, i partiti infiltrati nelle banche e gli organi di vigilanza fermi immobili ed ora alla vigilia delle elezioni ecco la spallata di Renzi il rottamatore.

Grasso si alza in piedi e denuncia “L’autonomia delle istituzioni è a rischio”, il Presidente del Senato ha fiutato l’ennesimo inganno, il controllo della Banca d’Italia per quanto immobile sia stata non può essere sottratto all’egida nazionale, nel nome di una sovranità principio fondamentale della Repubblica.

Chi avrebbe voluto Renzi al posto di Visco? Il solito burocrate bruxelldipendente che invece di fare gli affari nazionali è schiavo di logiche sovranazionali?

Insomma un altro burattino agli ordini della B.C.E.

Il golpe non è riuscito, il buon Matteo si può consolare col canone in bolletta, l’ennesimo schiaffo al popolo italiano proprio ora che la TV non la guarda più nessuno.

Ma la gente avrà memoria quando andrà a votare?

Lo scopriremo alle urne, in attesa di vedere da che parte sta il Presidente del Senato.

27 ottobre 2017 

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