Molestie sessuali in politica?

Molestie sessuali in politica?

-Giuseppe Barcellona– Il mondo dello spettacolo è in subbuglio per la recente denuncia di Asia Argento che ha denunciato a distanza di moltissimi anni le molestie (andate a buon fine) subite dal noto produttore Harvey Wenstein.

Il mondo si è diviso ed in particolare in Italia ne è nato un dibattito al vetriolo tra chi accusa l’attrice di avere avuto successo solo grazie alle proprie performance sessuali e di aver denunciato in grave ritardo solo dopo aver fatto soldi e carriera e chi la difende ammirandone il coraggio.

Asia Argento è stata l’apripista per tante altre attrici che hanno seguito il suo esempio e non è sfuggito all’onda anomala Kevin Spacey finito nel tritacarne mediatico per l’accusa di un ragazzo all’epoca quattordicenne.

La domanda da porsi è un’altra, un’attrice deve mettere in conto che nel suo mestiere dovrà prima o poi spogliarsi e fare sesso alla presenza di una troupe cinematografica oppure semplicemente essere sexy e provocante, dover sedurre qualcuno, dare un bacio eccetera, ma in altri settori, per esempio in politica esistono metodologie analoghe che spianano la carriere a baldanzose donzelle?

Le donne in politica per fare carriera fanno o hanno dovuto fare quello che ha fatto Asia Argento per arrivare al successo?

In un paese come l’Italia dove dilaga la corruzione e ci sono eclatanti casi di uomini politici che sono arrivati a rappresentare le più alte cariche dello stato, coinvolti in scandali a sfondo sessuale è lecito immaginare di si; e come giudicherebbe l’opinione pubblica la confessione di una eventuale donna in politica che denunciasse di aver subito questo tipo di abusi?

Certo la reazione sarebbe profondamente diversa, la donna in questione verrebbe messa in croce e forse incriminata per aver frodato i propri elettori, l’opinione pubblica certamente formulerebbe una sentenza di condanna morale.

E’ lo stesso meccanismo che ci fa considerare complici coloro che pagano il pizzo, perché chi si pone sotto l’egida di una organizzazione criminale ottiene dei vantaggi rispetto alla concorrenza, amplia i propri portafoglio clienti, magari non subisce più rapine, in alcuni casi compie il salto da piccolo imprenditore a grande businnes-man (ogni riferimento a personaggi veramente esistiti è casuale).

Allora perché questa discrepanza, perché questa differenza di giudizio che diamo a chi si piega ai ricatti dei potenti fruendo dei vantaggi relativi?

Probabilmente è un discorso psicologico, l’arte è mistificata nell’immaginario collettivo, un mondo aulico che non tollera compromessi ma è solo una illusione, le masse ignorano, o piuttosto vogliono ignorare che dietro la patina dorata del grande schermo ci sono soldi e potere.

Se la gente riflettesse un attimo in più potrebbe arrivare a conclusioni diverse, capirebbe che tra corrotti e corruttori c’è un patto in cui ognuno ottiene qualcosa, chi denuncia subito va elogiato, chi ha fatto carriera grazie alle proprie prestazioni è complice, non un eroe.

1 novembre 2017

 

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