E trattativa fu     (prima parte)

E trattativa fu (prima parte)

-R.C.- Agnese Borsellino raccontò ai magistrati di Caltanissetta “Paolo arrivò a casa sconvolto, mi disse di aver visto la mafia in diretta e aggiunse che Subranni era punciuto”.

Certamente il magistrato ucciso in via D’Amelio non si espresse in questi termini riferendosi al generale Antonio Subranni, comandante del Ros. L’ alto ufficiale dei carabinieri, in quanto appartenente alle forze dell’0rdine, era considerato sbirro, pertanto mai avrebbe potuto essere uomo d’onore.

Affiliato no, ma Paolo Borsellino probabilmente si riferiva ad una sorta di alleanza organica con Cosa Nostra, non occasionale. Il magistrato aveva inequivocabilmente appreso di indicibili patti tra pezzi malati dello Stato e Cosa Nostra.

La Trattativa, a lungo negata per poi, di fronte all’evidenza, considerata quasi auspicabile per fermare la strategia stragista attuata dai corleonesi. Trattativa già avviata prima della strage di Capaci e che con tutta probabilità fu all’origine della decisione che portò all’eliminazione in tutta fretta di Paolo Borsellino.

Trattativa lunga e complessa, tanto da indurre Cosa Nostra a spostare il tiro nel continente.

Il 14 maggio 1993 scoppia la prima bomba, una potente miscela di tritolo, T4, pentrite e nitroglicerina, collocata all’interno di una Fiat Uno parcheggiata ai Parioli, in via Rugero Fauro. La vittima designata dell’agguato è il giornalista Maurizio Costanzo.

All’indomani, spiega il magistrato Sebastiano Ardita, 127 decreti di 41bis vengono revocati prima della scadenza: pericolosi detenuti ritenuti boss mafiosi  improvvisamente diventano stinchi di santo che con la mafia non hanno nulla a che vedere.

Il 27 maggio successivo, in via dei Georgofili, a Firenze, esplode un secondo ordigno del tutto simile al primo, con effetti però devastanti: muoiono cinque persone tra cui una neonata.

Il presidente Scalfaro decide di silurare il capo del Dap, Nicolò Amato, favorevole alla linea dura, pensando che questo possa bastare a placare le ire di Cosa Nostra, ma sbaglia i conti.

La mafia, a suon di bombe fa capire che non è sufficiente.

A Milano, il 27 luglio, esplode la terza bomba, in via Palestro. Muoiono un vigile urbano, tre vigili del fuoco e un cittadino marochino. Meno di un’ora dopo, una Fiat Uno , imbottita di tritolo, salta in aria nel piazzale antistante la basilica di San Giovanni in Laterano, a Roma e cinque minuti dopo, un quinto ordigno provoca ventidue feriti, esplodendo nel porticato della chiesa di San Giorgio al Velabro.

Il Paese è nel caos, Palazzo Chigi rimane isolato, si teme il colpo di Stato.  A due giorni di distanza dagli attentati, il Dap sposa la linea morbida riguardo al 41bis “per non inasprire inutilmente il clima di tensione all’interno degli istituti di pena”.

Per i magistrati del pool antimafia di Palermo, Teresi, Di Matteo, Tartaglia e Del Bene, si tratta del prezzo pagato dallo Stato per scongiurare nuove tragedie, nuove bombe: la trattativa che nessuno ammette.

Intanto, a scanso di equivoci, lo Stato, per la seconda volta in meno di un anno, lancia un altro segnale di distensione.

Il 13 novembre 1993, il Guardasigilli Conso, revoca, motu proprio, 143 decreti di 41bis per detenuti all’Ucciardone di Palermo, viene insomma deciso di allentare ulteriormente la tensione. Ovviamente Conso negherà qualsiasi trattativa, sostenendo la decisione di un’iniziativa unilaterale, trincerandosi dietro ad un omertoso silenzio di fronte alla domanda sui motivi che lo spinsero in quella direzione.

Ma Cosa Nostra non è del tutto convinta, decide di andare avanti.

Nel gennaio 1994 una Lancia Thema è parcheggiata in via dei Gladiatori, tragitto obbligato per i carabinieri comandati a garantire l’ordine pubblico per le partite di calcio all’Olimpico di Roma. La Thema è imbottita con 120 chili di tritolo e solo un difetto nell’innesco impedisce una strage.

Il 27 e 28 marzo successivi si celebrano le elezioni politiche con il trionfo del Polo delle Libertà, creatura di Silvio Berlusconi, il quale conquista la maggioranza sia alla Camera che al Senato.

Partito, il Polo delle Libertà, cui aderiscono tutti i movimenti autonomisti siciliani sorti sotto l’egida di Cosa Nostra.

E i botti cessano. (segue)

19 dicembre 2017

 

 

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