Falcone, Berlusconi e Cosa Nostra

Falcone, Berlusconi e Cosa Nostra

-R.C.- Franco Di Carlo era la faccia presentabile di Cosa Nostra, ha incontrato la gente che conta, la crème della società, così come l’aristocrazia mafiosa.

 Ha avuto contatti con Marcello Dell’Utri, braccio destro di Silvio Berlusconi e condannato per concorso esterno in  associazione mafiosa. Di Carlo ha raccontato di una raccolta di denaro pari a venti miliardi di lire, organizzata dal boss Stefano Bontate, per finanziare l’attività imprenditoriale di Silvio Berlusconi, in quel momento in cattive acque.

E’ stato testimone oculare dell’incontro tra Bontate e l’ex Cavaliere negli uffici Fininvest di Milano.

Silvio Berlusconi ha sempore negato di aver intrattenuto qualsivoglia rapporto con  Cosa Nostra, smentito dallo stesso Totò Riina che, intercettato ammette “Incassavo ogni sei mesi 250 milioni da Berlusconi” confermando così racconti di Di Carlo. Quello che non ha mai potuto negare è l’incontro del 1974 con Stefano Bontate, Mimmo Teresi e Tanino Cinà, il vertice dell’onorata società.

Ora, in merito a questi contatti, salta fuori un appunto di Giovanni Falcone. “Francesco Marino Mannoia mi disse di andare a vedere come Berlusconi ha fatto i primi soldi”. Un promemoria dimenticato dal magistrato tra le pagine dei verbali della deposizione di Mannoia,  nel quale si legge ancora  “Cinà in buoni rapporti con Berlusconi. Berlusconi dà 20 milioni a Grado e anche a Vittorio Mangano“.

Surrogando in questo modo le dichiarazioni di Franco Di Carlo.

E’ Giovanni Paparcuri, uno dei più stretti collaboratori di Falcone a fare questa scoperta e c’è un altro testimone di quell’appunto dimenticato, l’ispettore Maurizio Ortolan, componente della scorta assegnata a Mannoia.

“Fu il pentito Francesco Marino Mannoia a parlare di Berlusconi al dottore Falcone, che chiedeva di grosse estorsioni, di imprenditori che pagavano. Eravamo alla fine del 1989. Mi sembra di ricordare che quel giorno Mannoia faceva riferimento a soldi pagati da Berlusconi per proteggere i ripetitori tv in Sicilia. Il pentito parlò e il giudice prese un appunto su un foglio”, dice Ortolan.

Prosegue l’ispettore di polizia “Il giudice disse a Mannoia: -Di quello che lei mi sta raccontando c’ è la possibilità di trovare il riscontro?-. Mannoia si mise a ridere e commentò: Dottore, Cosa nostra non è come un’ assemblea di condominio, che per ogni cosa si fa un verbale. Falcone prese nota su un foglio, ma non verbalizzò” .

Il poliziotto spiega il motivo: “Il giudice prendeva sempre appunti prima di dettare ciò che dovevo scrivere. Voleva essere sicuro che ogni dichiarazione del pentito si potesse provare attraverso i necessari riscontri che poi il nostro nucleo doveva cercare. Falcone era ossessionato dai riscontri, diceva: Altrimenti, fanno passare per matto me e pure il collaboratore”. 

Il ritrovamento del foglio stupisce Ortolan “Non credevo fosse ancora in giro.  Falcone strappava i promemoria. Invece, le parole su Berlusconi mai verbalizzate sono rimaste nel suo ufficio di Palermo. Lo dimenticò, quell’ appunto? O, forse, volle lasciarlo a futura memoria?“.

Berlusconi e la mafia: Di Carlo parla di contatti avvenuti alla metà degli anni settanta, Mannoia si riferisce agli anni ottanta e la procura di Firenze riapre il fascicolo Sistemi Criminali.

Il solito fango della giustizia ad orologeria come tuona una certa stampa o c’è qualcosa di più inquietante?

20 dicembre 2017

 

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    Antonio Taccone 1 settimana

    Non è del tutto vero che Berlusconi abbia “costruito” il suo potere sul rapporto con la mafia. Li ha costruiti, prima ancora, sul rapporto con Craxi (vedi le “leggi” che gli permisero di aggirare la Legge), che in fondo lo disprezzava, ma che vedeva in lui una specie di servo sciocco e nel futuro impero mediatico una specie di grancassa propagandistica a proprio favore. Poi Craxi fece la fine che meritava, e il Nostro si trovò a gestire in proprio quell’impero e, al tempo stesso, a doverne occultare le radici incoffessabili. E non è neanche vero che Berlusconi abbia “iniziato” a costruire le proprie fortune sull’edilizia e sul potere mediatico: aveva fatto le prove generali molti anni prima, quando aveva potuto acquistare una Villa monumentale ad un decimo del suo valore (e non interamente pagato!) approfittando di una tragedia familiare e arrivando, col consiglio di abili avvocati, molto vicino a quella che, in una situazione tanto traumatica, possiamo definire “circonvenzione d’incapace”. Un mediocre, in fondo, che disponeva di due sole armi ma potentissime: a) una totale mancanza di senso morale, di scrupoli e di rispetto degli altri, b) un servilismo strisciante verso le volpi più astute della politica e verso gli avvocati più ingegnosi e spregiudicati, con l’abilità poi, a potere conseguito, di corrompere tutto e tutti circondandosi di tutti i ceffi peggiori… ladri, ciarlatani e prostitute, catalizzando e coagulando tutto il marcio intorno a sé.
    Dopotutto è quello stesso soggetto che nel Novantaquattro inondò le nostre case con un opuscolo purtroppo oggi introvabile, in cui quel sant’uomo si fa ritrarre in un quadretto idilliaco mentre accompagna per mano moglie e figli alla Santa Messa domenicale, … salvo poi a dichiarare, vent’anni dopo, “lo sanno tutti che non sono un santo!”, di fronte all’ondata di scandali (e di crimini) che lo vedeva protagonista. (Io non sono abituato a mettere il naso nel “privato” degli uomini pubblici, ma se uno di loro mi invita, lui stesso, in casa sua per offrirmi una falsissima immagine di sé, ho tutto il diritto di sentirmi insultato nella mia intelligenza, trovando anche in ciò la conferma di una mancanza totale di scrupoli e rispetto degli altri).
    – …Ebbene sì, sarà quasi certamente il futuro presidente del Consiglio, come già lo è stato in anni di vergogna per l’Italia di fronte al mondo intero, in un “ventennio” (per ora!) infinitamente più devastante di quello fascista sul piano morale e civile e culturale, prima ancora che su quello economico o politico; e noi vedremo ancora i “Templi della Politica” profanati da brindisi a mortadella e lambrusco della ciurmaglia bivaccante: vedremo forse, come in un mio incubo ricorrente, una vanna marchi presidente del Senato ed un fabrizio corona suo omologo alla Camera. E vedremo (definitivamente) due o tre millenni di Civiltà affossati nella barbarie assoluta. Come italiani (collettivamente, non individualmente) CE LO MERITIAMO. Perfino la mia modestissima intelligenza può sentirsi insultata dal “re del bluff”, ma quanti sono gli italiani che hanno mostrato un briciolo d’intelligenza in questi anni? E di quelli intelligenti, quanti non hanno fatto di tutto per dar ragione a chi crede di poter comprare col danaro (sporco) qualsiasi cosa?
    P.S. – A questo punto sarebbe pure il caso di domandarsi, dico DOMANDARSI, chi abbia ordinato l’assassinio di Falcone e di Borsellino (e perché non anche di parecchi altri?). E invece nessuno parla di niente, il PD votato al suicidio vergognosamente tace, i “cinquestelle” futili e coreografici si gingillano su tutt’altri argomenti. Ma in che sciagurato paese ci troviamo a vivere? In qualsiasi nazione del Mondo Civile questo personaggio starebbe a marcire da trent’anni nelle patrie galere.

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    Ma Berlusconi chi? Il prossimo presidente del Consiglio?
    C’è da piangere… Sa sinistra lo schifo con le banche, a destra lo schifo con la mafia. Povera Italia.