La Giustizia è uguale per tutti: anche per Marcello Dell’Utri

La Giustizia è uguale per tutti: anche per Marcello Dell’Utri

-R.C.-Sta prendendo piede, tra una terrazza, un attico o un salotto-bene, l’idea che essere mafiosi non sia più un reato, essere mafiosi è tutt’al più un’opinione.

Una tesi un po’ azzardata, forse si è perso il senso della realtà, le stragi, gli omicidi, strade delle nostre città ridotte come Beirut: tutto dimenticato o da riconsiderare come incidenti di percorso finalizzati  eliminare chi si stava mettendo di traverso.

Di lotta alle mafie non si parla più, almeno stando al silenzio dietro al quale si sono trincerati i nostri politici, peraltro schierati trasversalmente a favore della liberazione del mafioso Marcello Dell’Utri, persuasi, unitamente ad una certa stampa, che lo Stato voglia uccidere il martire.

E vanno di grancassa, sproloquiando di giustizia ingiusta, di colonne infami, di partigianeria e di torture, perseverando e rinverdendo attacchi e stoccatine ai magistrati e ad una certa antimafia che, a loro illustre parere, nulla ha a che vedere con la lotta alla mafia, di cui peraltro, come detto, non si parla più.

Una pletora petulante, ripetitiva, non vanno dimenticati che lo stesso film si era già visto con Bernardo Provenzano, Totò Cuffaro, persino con Totò Riina. Petulanti e poco credibili, in quanto non hanno il coraggio di chiamare i loro protetti con il vero nome: mafiosi.

Una squadra di soccorso ben allineata che detesta i magistrati, che vorrebbe vedere alla sbarra chi non la pensa come loro, tutti al rogo, eccezion fatta naturalmente per i mafiosi, vittime di un destino cinico e baro, ingiustamente condannati per un reato d’opinione.

Dell’Utri novello Socrate, costretto alla cicuta da uno Stato vendicativo, e non in galera dopo sentenza definitiva che lo ha ritenuto colpevole, al di là di ogni ragionevole dubbio, del reato di concorso esterno in associazione mafiosa.

Reato subdolo, inesistente, a loro dire, creato dalle toghe rosse per incastrare ed eliminare politici avversi e scomodi.

Petulanti ed ignoranti, il concorso esterno fu fortemente voluto da un certo Giovanni Falcone.

Condanna illegittima, tuonano i legali dell’ex braccio destro di Berlusconi, e chiedono la revisione del processo e la revoca della sentenza, alla faccia dei fatti provati e delle responsabilità accertate attraverso tre gradi di giudizio.

Un pericoloso assist è il parere favorevole alla sospensione della pena  dato dalla procura generale di Caltanissetta, un atto discutibile, un segnale di distensione che fa riaffiorare la memoria di patti indicibili, di trattative.

Dell’Utri vuole essere libero?

Niente in contrario, collabori, parli dei rapporti avuti con i vertici della mafia e della politica. Dica quello che sa su quello che accadde venticinque anni fa, sulle tragedie  che minarono la nostra democrazia seminando morte, terrore e dolore.

28 dicembre 2017

 

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