L’Italia boccia Gerusalemme Capitale

L’Italia boccia Gerusalemme Capitale

-Giuseppe Barcellona– Al consiglio di sicurezza dell’O.N.U. l’Italia in aperta contrapposizione agli Stati Uniti d’America ha votato contro la scelta di Washington di dichiarare Gerusalemme capitale di Israele, assieme al bel paese anche Germania, Gran Bretagna, Francia e Svezia.

Un primo abbozzo di politica estera comunitaria, una delle poche volte che i grandi paesi della comunità europea si trovano d’accordo su una questione così importante di politica internazionale.

Fino a qualche anno fa sarebbe sembrato impossibile un voto italiano contro l’alleato storico stelle e strisce ed anche contro Israele tutto sommato pur sempre un avamposto dell’occidente in medio oriente.

Il rapporto ambiguo che l’Italia ha tenuto nel corso della propria storia con le due parti in conflitto è degno d’interesse, da un lato Israele amico degli amici, potenza militare e partner economico di considerevole importanza, qualche ombra legato alla tragedia di Ustica dove secondo autorevoli ricostruzioni ci sarebbe lo zampino del Mossad sull’abbattimento del volo diretto da Bologna a Palermo.

E si, perché proprio mentre l’Italia strizzava l’occhio ad Israele col bene placido dello zio Sam impersonato dal Presidente Jimmy Carter al contempo vendeva l’uranio a Saddam Hussein in cambio di petrolio; questa la causa scatenante della reazione israelita, provata, ma mai riconosciuta ufficialmente dallo stato italiano.

Ed in cambio di questa benevolenza verso gli stati islamici l’Italia che cosa ha ottenuto?

Abu Nidal ha imperversato con gli “attentati dimenticati” prima che si intervenisse col “Lodo Moro” a calmare gli scatenati islamici, e poi il flirt con Gheddafi che ha fruttato dei buoni commerci prima della sua capitolazione.

Ed ora verso quale direzione gira il vento? Verso la conferma dei buoni rapporti con i figli di David oppure verso la rottura definitiva dato che il “non riconoscimento” di Gerusalemme capitale potrebbe incrinare i rapporti tra le due nazioni, ancor più se si pensa che le comunità ebraiche italiane sono sul piede di guerra per l’arrivo in Italia della salma del re Vittorio Emanuele, uno dei corresponsabili dell’approvazione delle leggi razziali.

La situazione è fluida, verosimilmente l’Italia non si schiererà con nessuno coerentemente con la propria storia di politica estera, una storia non storia in realtà.

A spiegare le motivazioni che hanno spinto l’Italia a sostenere la proposta egiziana è stato l’ambasciatore Sebastiano Cardi, rappresentante permanente all’O.N.U.

“Lo status di Gerusalemme come futura capitale di due Stati deve essere negoziato tra Israele e Palestina, nel quadro di un processo di pace”.

Ciardi ha sottolineato che il nostro paese ha appoggiato la risoluzione “in quanto riafferma principi consolidati e già sanciti in diverse risoluzioni del Consiglio di Sicurezza Onu”.

Risoluzione che ha ottenuto 14 voti a favore, solo gli Stati Uniti hanno posto il veto.

Il testo non tira in ballo direttamente il presidente Donald Trump o gli Usa ma:

“Esprime il profondo rammarico per le recenti decisioni riguardanti lo status di Gerusalemme e richiede che tutti gli Stati membri osservino le risoluzioni del Consiglio riguardanti Gerusalemme e non riconoscano nessuna azione o misura contraria a tali risoluzioni. Le decisioni e azioni che pretendono di alterare lo status della Città Santa di Gerusalemme non hanno alcun effetto giuridico, sono nulle e devono essere annullate in conformità con le pertinenti risoluzioni del Consiglio di Sicurezza Onu”.

Un passaggio interessante dell’ambasciatore al Palazzo di Vetro, Sebastiano Ciardi, è stato che lo status di Gerusalemme deve essere negoziato tra Israele e Palestina.

23 dicembre 2017

 

 

 

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