Ustica, Capaci, Teheran: intreccio internazionale

Ustica, Capaci, Teheran: intreccio internazionale

-Giuseppe Barcellona– 16 GENNAIO 1979 TEHERAN

Lo Scià di Persia Mohammad Reza Shah Pahlavi sente sul collo il fiato della rivoluzione, era incominciata l’anno prima ma con l’inizio del nuovo anno le manifestazioni studentesche erano sfociate in una guerriglia dopo l’altra, dopo aver consultato il gabinetto politico e pregato sulle tombe dei propri avi ha preso l’amara decisione, quella di lasciare l’Iran e recarsi in esilio fuori dal paese; era in carica dal 16 settembre 1941 ed aveva visto l’Iran ed il popolo iracheno attraversare quasi mezzo secolo di storia sotto la propria guida.

1 FEBBRAIO 1979 PARIGI

Quando comunicarono che lo Scià stava abbandonando il paese l’Ayatollah Khomeini si è riunito in preghiera con i propri uomini, un ristretto manipolo di guardie e dignitari con cui si trovava in esilio a Parigi, per organizzare il proprio rientro in patria; le idee di Khomeini erano chiare, tutti quelli che avevano servito lo Scià dovevano essere trucidati, l’intera dinastia doveva essere annientata. La rivoluzione non poteva più attendere e da quel momento in poi nel paese sarebbe esistito soltanto l’Islam sciita, un colpo di spugna si avrebbe cancellato 35 anni di governo lontani dai dettami della vera parola di Maometto.

L’Ayatollah aveva le idee molto chiare, una volta preso con la forza il potere ed acquisito l’immenso patrimonio del suo predecessore, si sarebbero regolati i conti anche con i vicini di casa: Saddam Hussein era da tempo sulla lista nera per via delle sue rivendicazioni territoriali.

Il primo giorno del mese di febbraio Khomeini sbarca a Teheran.

11 FEBBRAIO 1979 TEHERAN

Le forze armate del paese si proclamano neutrali, i rivoluzionari hanno dunque campo libero e comincia la caccia ai simpatizzanti del vecchio regime; sono giorni di lotte cruente e di combattimenti, gli studenti decidono di assaltare l’ambasciata americana nella capitale ma dopo poche ore, su ordine di Khomeini, gli assaltatori si ritirano temendo la reazione degli Stati uniti che caldeggiavano il ritorno dello Scià come già avvenuto nel 1953 in analoghe circostanze; il popolo iraniano non sapeva che lo Scià era gravemente malato ed aveva i giorni contati.

22 OTTOBRE 1979 NEW YORK

In pochi mesi la shari’ah ha sostituto la legge, il vecchio ordinamento giuridico è stato soppiantato da quello della nascente Repubblica Islamica sotto l’egida delle forze Khomeiniste ispirate dal fondamentalismo religioso; frattanto lo Scià versa in condizioni disperate, su invito del presidente degli Stati Uniti Jimmy Carter si reca a New York per tentare di guarire dal cancro che lo sta lentamente dilaniando, una mossa che i posteri giudicheranno sbagliata.

Khomeini non aspettava che il pretesto per scatenare tutto il proprio odio verso gli americani, ritenuti nemici del popolo iraniano e filo iracheni, sospettava infatti che la C.I.A., attraverso i paesi alleati fornisse segretamente armi a Saddam Hussein.

1 NOVEMBRE 1979 TEHERAN

Le radio e le televisioni di tutto il paese trasmettono il messaggio inequivocabile del proprio leader che invita la popolazione a manifestare contro gli americani definiti come il “Grande Satana” e “Nemici dell’Islam” , parole di fuoco anche contro Israele, avamposto dell’occidente in medio oriente.

Dalla capitale fino ai centri più piccoli milioni di musulmani iraniani inscenano manifestazioni di odio con tanto di bandiere stelle e strisce bruciate in pubblica piazza, in alto i vessilli nazionali corredati da enormi poster raffiguranti Kohmeini.

4 NOVEMBRE 1979 TEHERAN

Il 4 novembre 1979 un gruppo di 500 studenti circa (anche se le testimonianze discordano e variano da 300 a 2000) assalta l’ambasciata degli Stati uniti d’America catturando tutti gli uomini al proprio interno; gli ostaggi furono mostrati in televisione con gli occhi bendati e furono formulate delle richieste di riscatto tra le quali l’estradizione dello Scià accusato di “crimini contro il popolo iraniano”.

Gli ostaggi sarebbero stati liberati il 20 gennaio 1981 dopo il fallimento delle trattative per il rilascio e dell’operazione militare che avrebbe dovuto liberare gli ostaggi, denominata Eagle Claw.

16 DICEMBRE 1979 giorno- TIRRENO MERIDIONALE

Da quando sono stati rapiti i diplomatici statunitensi all’ambasciata di Teheran le forze militari americane di stanza nel mediterraneo o nei mari limitrofi sono in stato di massima allerta, lo sa bene il maggiore dell’aeronautica Sergio Rodorigo che trascrive in una relazione ufficiale la seguente nota:

Vi sono numerosi velivoli militari statunitensi in volo, oltre una decina, senza che alcun ente della Difesa Aerea italiano avesse avuto le informazioni del caso”.

I cieli siciliani sono solcati giorno e notte da velivoli militari, la popolazione si è oramai abituata alla loro presenza, non altrettanto le forze dell’Aeronautica Militare che accettano a malincuore gli scorrazzamenti degli yankee tra Sigonella e le portaerei U.S.S. Nimitz e U.S.S. Forrestal 1976, ogni tanto ha fatto capolino qualche mezzo dell’aviazione israeliana.

Tutte queste operazioni avvenivano non molto lontani da una delle più belle isolette della Sicilia: Ustica.

16 DICEMBRE 1979 sera- PALERMO

I centralini di polizia e carabinieri sono presi d’assalto dalla popolazione terrorizzata, c’è un aereo che gira a bassa quota in evidente difficoltà, probabilmente si tratta di un velivolo militare, uno dei tanti avvistati in quei giorni; era proprio vero, a bordo del Grumman Prowler EA-6B decollato pochi minuti prima dalla Nimitz ci sono il comandante Robert Dark 26 anni, ed i commilitoni P.B. Holtzbaur, Robert “Bob” Handricks e Jim Mackins tutti operatori di sistemi elettronici. L’aereo ha un’avaria, il comandante svuota la cisterna dal residuo carburante forse nel tentativo di ammarare e decide di eiettarsi assieme a tutti gli altri dirigendo il velivolo verso il mare.

Purtroppo però l’aereo ha continuato la folle corsa fino a schiantarsi non molto lontano da Palermo ed esattamente a Capaci in una palazzina fortunatamente disabitata di Viale Kennedy.

Quella stessa sera gli uomini dell’equipaggio sono atterrati col paracadute in vari punti della città tra lo stupore dei cittadini, il comandante Dark invece si è sfracellato sulle rocce di Monte Pellegrino, il suo corpo senza vita è stato rinvenuto da un pastore l’indomani mattina.

17 DICEMBRE 1979 mattina-CAPACI

Dove c’era una graziosa villetta ora c’è un cumulo di macerie, a lato di essa i rottami di un aereo militare di non precisata origine; due carabinieri avevano sorvegliato tutta la notte affinchè nessuno entrasse nel perimetro dell’incidente, si temeva l’arrivo dei soliti sciacalli sempre pronti in queste occasioni.

Alle prime luci dell’alba hanno ricevuto l’ordine di squagliarsi, un intero plotone di marines si è materializzato come dal nulla ed ha sollevato dall’incarico le forze dell’ordine italiane con il benestare del governo italiano; ogni singolo pezzo di metallo appartenente al velivolo da guerra è stato rimosso nel breve volgere di una giornata e già alla sera gli americani se ne sono andati lasciando un cumulo di macerie. Quasi nessuna testata, se non quelle locali hanno dato particolare risalto alla notizia.

Rileggendo a distanza di tempo gli eventi descritti ed inquadrandoli in un’unica lettura del contesto nazionale ed internazionale del tempo, si evince che i cieli al largo della costa siciliana brulicavano di mezzi militari protagonisti di operazioni militari segrete, probabilmente non autorizzate.

19 MARZO 1980 NEW YORK

Stamattina il quotidiano New York Herald Tribune riferisce di “un accordo italo-iracheno: Roma vende a Baghdad materiale radioattivo in cambio di consistenti forniture di petrolio; inoltre il governo iracheno si è impegnato a comprare una decina di navi da guerra di fabbricazione italiana”.

A maggio si riunisce a Roma una Commissione italo-irachena formata dal ministro del Commercio estero Enrico Manca (P.S.I.),dal ministro omologo iracheno Hassan Alì e dal sottosegretario del petrolio Abdul Munim Alwan Samarai. Il governo iracheno chiede armi e tecnologia nucleare in cambio darà il petrolio.

Il primo contratto stipulato, in cui figura la Snia Techint e l’Ansaldo, ha un importo di 50 milioni di dollari. Al contempo, il Governo francese fornisce all’Iraq l’uranio arricchito che trasporta a Tuwaitha a bordo di un Airbus 300. I contratti miliardari sono passati tutti attraverso la filiale USA della BNL di Atlanta e non sono sfuggiti agli agenti del Mossad che hanno occhi e orecchie dappertutto.

Il premier Begin è terrorizzato dall’idea che Saddam Hussein possa presto avere la bomba atomica infatti il 6 aprile 1979 un commando del Mossad penetrò nei depositi della società Constructions navales et industrielles de la Méditerranée, a La Seyne-sur-Mer, e distrusse l’hangar numero 3, che conteneva una fornitura destinata agli iracheni in procinto di partire.

Begin da disposizioni ai propri uomini di impedire ad ogni costo tale evenienza, è in ballo la sicurezza di tutto il popolo d’Israele.

27 GIUGNO 1980 ITALIA

Il 27 giugno del 1980 in ottemperanza all’accordo tra i governi italiano ed iracheno doveva avvenire il trasporto e la consegna dell’uranio arricchito all’Iraq (FONTE International Atomic Energy Agency), alcune fonti giornalistiche postume precisano che la consegna doveva avvenire su un cargo molto simile ad un aereo di trasporto civile per confondere le forze aeree israeliane giunte in Italia per un blitz.

Leggi qui http://www.riverflash.it/wordpress/?p=42137

Gli ufficiali Naldini e Nutarelli intercettano effettivamente sui cieli italiani alcuni velivoli da guerra con la stella di David, gli viene immediatamente ordinato di rientrare alla base di Grosseto; sono morti successivamente in uno strano incidente aereo.

Il radarista Mario Alberto Dettori operativo a Poggio Ballone parlò di “rischio di guerra”, poco prima di testimoniare fu trovato impiccato ad un albero, non fu mai eseguita l’autopsia; la stessa sorte di questi militari è toccata ad una dozzina di altri testimoni.

Quello stesso giorno il volo di linea IH870 che collegava Borgo Panigale e Punta Raisi è stato abbattuto da un missile secondo la perizia dei giudici confermata in appello.

Leggi qui https://www.ilfattoquotidiano.it/2013/01/28/ustica-cassazione-stato-risarcisca-familiari-delle-vittime/482295/

22 MAGGIO 1988

Il 22 maggio 1988 il sommergibile Nautile esplora il Mar Tirreno alla ricerca del Dc9 Itavia. Alle 11,58 le telecamere inquadrano una forma particolare.

Uno dei due operatori dell’Ifremer scandisce in francese la parola “misil”. Alle 13,53 s’intravede un’altra sagoma di missile. Le ricerche della società di Tolone vengono sospese tre giorni dopo. L’ingegner Jean Roux, dirigente della sezione recuperi dell’Ifremer, subisce uno stop inspiegabile dall’ingegner Massimo Blasi, capo della commissione dei periti del Tribunale di Roma. I due missili non vengono raccolti neppure durante la seconda operazione di recupero affidata a una società inglese.

Dopo tre anni i periti di parte visionano i nastri dell’operazione Ifremer. Secondo un primo tentativo di identificazione di tratta di un “Matra R 530 di fabbricazione francese” e di uno “Shafrir israeliano”. I dati tecnici parlano chiaro. Quel Matra è “lungo 3,28 metri, ha un diametro di 26 centimetri con ingombro alare di 110, pesa 110 chilogrammi: è munito di una testata a frammentazione e può colpire il bersaglio a 3 km di distanza con la guida a raggi infrarossi e a 15 km con la guida radar semiattiva”. L’altro missile è “lungo 2,5 metri, 16 centimetri di diametro e 52 di apertura alare, pesa 93 kg e ha una gittata di 5 km”. Entrambi i missili erano in dotazione ai caccia di Israele, in particolare: Mirage III, Kfir, F4, A4, F15, F16.

Uno di quei missili è stato lanciato contro il Dc9?

Queste le coordinate ove giacciono ancora i missili: 39°43′0″N 12°55′0″E.

27 dicembre 2017

 

 

 

 

 

 

 

 

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